Conflitti nel mondo: una questione di "nomi" ?

Perché non si vuole chiamare le cose con il proprio nome, ma si usano termini definiti forse più articolati, più altisonanti, che fanno meno paura o forse diminuiscono la gravità di quanto sta accadendo? 
In principio furono i vari genocidi compiuti in Jugoslavia, in Ruanda, in Turchia, definite "pulizie etniche" poi ci si è messa la Russia che ha definito l'invasione e la devastazione in Ucraina una semplice "operazione militare" che ha portato però all' annientamento di alcune città soprattutto nella zona a ridosso del Donbass, ed ora tocca ad Israele nella sua guerra contro Hamas, con l'invasione sempre più estesa della striscia di Gaza, definita dal premier israeliano come la "seconda fase della guerra contro Hamas". Cosa c'è dietro? C'è chi parla di strategia per confondere il nemico, chi di propaganda per gestire l'opinione pubblica, dare agli occhi del mondo una visione diversa della storia, dove gli attacchi e le atrocità compiute sono quasi "giustificate" , una reazione nei confronti di un'ingiustizia subita. 
Ma al di là del tipo di ingiustizia e che ognu guerra è sbagliata, è davvero necessario andare oltre al cosiddetto "dare pan per focaccia", coinvolgendo anche persone innocenti che non hanno alcuna colpa, che non sono gli artefici di quelle tensioni che portano alla guerra ma che devono pagarne il prezzo con la loro vita?
Questo sacrificio di civili fa così paura da doverlo nascondere con un altro nome per mera propaganda? Forse, ma morti innocenti restano morti innocenti, e non c'è propaganda che tenga.

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